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L’eredità materiale e immateriale di Expo 2015

Ogni Expo ha lasciato alla città che lo ha ospitato dei simboli universali, veri e propri biglietti da visita. Basti pensare alla Torre Eiffel di Parigi, all’Atomium di Bruxelles o lo Space Needle di Seattle. Questo accadeva in tempi relativamente lontani, in cui la monumentalità dell’architettura era ancora più importante del paesaggio. Expo 2015 non lascerà a Milano e al suo brand un monumento spettacolare (con tutto il rispetto per l’Albero della Vita), la Milano del XXI secolo ha visto cambiare radicalmente la sua skyline, è una città più moderna e cosmopolita, più verde ed ecosostenibile, ha infrastrutture più efficienti e moderne. Milano è stata al centro del mondo e lo dicono anche le guide turistiche e i grandi quotidiani internazionali: basti pensare che a settembre c’è stato un +35 per cento di turisti rispetto all’anno precedente. Quanto elencato sinora è stato possibile – anche indirettamente – grazie all’esposizione universale appena terminata.
Si è passati dalla predominanza dell’eredità materiale a quella immateriale, dei contenuti. E diversi sono i lasciti immateriali di Expo Milano 2015:

- il know-how derivato dal semestre di lavori, incontri, seminari volti a proporre nuove prospettive e a ridurre gli sprechi;

- la presenza di elementi educativi in ogni mostra, evento, performance organizzata allo scopo di indirizzare la collettività verso scelte responsabili da adottare nella produzione e nel consumo di cibo;

- l’insieme delle ricerche mirate a interrogare la comunità sulla sostenibilità dei modelli economici, sociali e produttivi adottati;- la diffusione delle conoscenze e della formazione sui temi della sostenibilità ambientale;

La summa di tutto questo è rappresentata dalla Carta di Milano, firmata da più di un milione di persone, vero e proprio testamento di Expo 2015, che, già nel preambolo, indica come una violazione della dignità umana il mancato accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita ed energia. Parole scontate che in realtà non lo sono. Ed oggi sono nero su bianco. In questi sei mesi si è ‘seminato’ tanto, adesso occorre aspettare per capire quanto bene lo si è fatto.

[Immagine tratta da www.expo2015.org]

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